LUCIANOCOLAVERO EDOARDO SECONDO 2003

scritto e diretto da Luciano Colavero

con Sandro Maria Campagna, Antonio Tintis

spazio scenico Marcello Colavero

luci Mirco Maria Coletti

foto di scena Manuela Giusto

produzione La Fiera

 

 

 

«Le imitazioni producono dolore o piacere, non perché vengono scambiate per realtà, ma perché riportano alla mente le realtà.»

(Samuel Johnson)

 

Edoardo Secondo Re d’Inghilterra è rinchiuso in una cella, nelle latrine del castello di Berkeley, in attesa di una morte progettata da sua moglie Isabella e dall’amante Mortimer per strappare definitivamente dalle sue mani la corona. Quando Lightborn, il suo assassino, entra per ucciderlo Edoardo vorrebbe soltanto scappare, ma non può. Nel lungo istante della morte, però, gli accade qualcosa: viene visitato dall’Ombra di Gaveston, il suo amante, il suo amico, il suo “fratellino” ammazzato in battaglia quindici anni prima. Insieme a lui, tra risate e lacrime, rivivrà a pezzi la tragedia della sua vita, le scelte sbagliate e le speranze, le parole superbe e le dolci illusioni.

 

«Volevamo esplorare il tema dell’amicizia che supera la morte, della fratellanza indissolubile, dell’amore eterno e la storia di Edoardo II raccontata Marlowe ci sembrò l’incarnazione perfetta della nostra necessità. Ma anche Brecht aveva raccontato la stessa storia, con segno opposto, e la nostra attrazione verso questa versione moderna non era minore di quella per l’antica. Non restava che scrivere una terza versione, scarnificata, in cui fossero al centro i lati oscuri, le impossibilità, le contraddizioni, il tradimento, ma anche l’amicizia, la fratellanza e l’amore e vedere che cosa potevamo farne in scena.»

(Luciano Colavero)

«Uno spettacolo nudo. Scene e costumi ridotti al minimo. Trasformazioni a vista. Senza trucchi e senza maschere. Agli spettatori è chiesto di essere parte attiva del gioco scenico immaginando ciò che manca, secondo le leggi non scritte del teatro elisabettiano. […] Poesia e rapidità, sacralità e volgarità convivono.»

(Rodolfo Di Giammarco — la Repubblica)