LUCIANOCOLAVERO IL RE 2012

drammaturgia e regia Luciano Colavero

con Sandro Maria Campagna, Andrea Pangallo, Francesco Villano

maestro d'armi e trainer di arti marziali Daya Sing Tyler

spazio scenico Daniele Iraci

disegno luci Mirco Maria Coletti

direttore di produzione Silvana Lalli

ufficio stampa Margherita Fusi

foto di scena Luca Paolini

produzione Compagnia Stabile Attori & Tecnici

in collaborazione con Accademia Nazionale d’Arte Drammatica «Silvio D’Amico»

 

 

 

«Secondo sicario – E perché sei qua dentro lo sai?

Ragazzo − Avevano paura di me, mi hanno detto. Pensavano che fossi pericoloso.

Secondo sicario – E lo sei?

Ragazzo − Per chi? Tu sei pericoloso?»

 

Nel fondo della terra, al termine di un pozzo infinitamente distante dal cielo, nel fondo della terra la vita è nascosta, protetta, esclusa, nel fondo della terra, al termine di un pozzo infinitamente distante dal cielo vivono tre persone, due di esse hanno un compito, vegliare e attendere alle necessità della terza, fisicamente fragile, malata nello spirito oltre che nel corpo, un visionario da tenere a bada, un uomo pieno di slanci, un giovane pericoloso, indifeso, violento, nel fondo della terra qualcuno si è dimenticato di loro, ma essi non hanno dimenticato il loro compito, la loro vergogna, nel fondo della terra, al termine di un pozzo infinitamente profondo.

 

«Non so come vedrete questo spettacolo, se su due fronti, su tre, su quattro, o forse su uno soltanto, sappiate comunque che è composto «a tutto tondo», ipotizzando la presenza di spettatori/testimoni su tutti i fronti. In ogni caso sappiate anche, però, che ogni sera il punto di vista ruoterà di un quarto di giro, e che le azioni degli attori non cambieranno per questo, ma esse stesse ruoteranno di un quarto di giro rimanendo esattamente le stesse. Perché? Per obbligarci, io e gli attori, a pensare la composizione dello spettacolo e delle azioni su una traiettoria tridimensionale, che non si appiattisse sul piano frontale, per costruire una mappa complessa che non si accontentasse di rappresentare qualcosa per qualcuno, ma che cercasse di trovare anche in se stessa un preciso valore. Non so come vedrete questo spettacolo, ma nel guardarlo, almeno nell’immaginazione, cercate di fare una cosa: girategli attorno.»

(Luciano Colavero)

«Produce enigmi e spiazzamenti, alimenta curiosità e poetiche delittuose, accosta una parabola quasi fiamminga a schemi di killeraggio pinteriano, e immerge la storia in un acquitrino dove risuonano anche i Doors, “ll re” scritto e diretto dal ventiquattrenne Luciano Colavero [...]. La struttura è inesorabile [...] lo spazio è un pozzo/bagno allagato, il recluso è il figlio scomodo di un re, i due sicari che piombano nell’angusta prigione sono una coppia di assassini in abito e cravatta nera, e il ragazzo sotto chiave ha toni ieratici, schiva un’uccisione a freddo nel sonno, poi ingaggia coi suoi aguzzini un match pieno di domande acute, magisteri del corpo, lavaggi della coscienza. Un’ombra mortale s’aggira comunque su questa caverna dove i due estranei si contraddicono. Davvero bravi, Sandro Maria Campagna (il principe) e Francesco Villano e Andrea Pangallo (gli esecutori). Ecco un nuovo modo di far teatro che resta impresso.»

(Rodolfo Di Giammarco — la Repubblica)