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LABORATORI

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LAVORARE CON LE AZIONI Un’introduzione ai miei laboratori di recitazione

DURATA

I miei laboratori possono avere diverse durate. I principi su cui lavoro li posso introdurre in tre giorni, anche se per essere praticati hanno bisogno di più tempo. Con una settimana di lavoro c’è già più concretezza, ma ogni giorno di lavoro in più è un giorno prezioso.

 

A CHI SONO RIVOLTI

Mi piace lavorare con chi non ha ancora fatto una scelta definitiva sul proprio modo di fare teatro e lascia la porta aperta a nuove suggestioni. Nello stesso tempo ho la necessità che chi lavora con me abbia un minimo di autonomia, quindi in genere non lavoro con i neofiti. Mi fa piacere quando nei miei laboratori si presentano anche allievi registi e drammaturghi, perché vuol dire che cercano di capire il lavoro dell’attore dall’interno, mettendosi in gioco in prima persona.

 

I PRINCIPI SU CUI LAVORO

Mi interessa il teatro che mette al centro del lavoro dell’attore l’azione.

Ho verificato che quando un’azione è concreta non soltanto il corpo dell’attore si muove in maniera credibile, ma i suoi pensieri sono più precisi e le emozioni che vive non sono delle vuote imitazioni.

Ho visto che quando i compiti che un attore si dà sono esatti ed evocativi la creatività nasce spontaneamente, le immagini arrivano, i dettagli non sono più delle scelte astratte, ma nascono da sé.

Nel lavoro con le azioni è molto importante imparare a costruire una partitura precisa e ripetibile. Quando s’improvvisa ho visto spesso che la prima volta in cui nasce qualcosa la vita scorra spontaneamente e con forza, ma appena si cerca di fissarla tutto muore. Per questo cerco di insegnare ai miei allievi come strutturare una partitura molto dettagliata, ma anche modulabile affinché ogni giorno possa essere rinnovata cambiando un ritmo, un accento, un’immagine.

Ho imparato che organicità e organizzazione, flusso della vita e forma, improvvisazione e partitura sono due facce della stessa medaglia e che quando si cerca la vita nella recitazione non si può mai stare per troppo tempo da una parte sola, perché entrambi gli aspetti devono sempre essere attivi.

 

UNA GIORNATA TIPO

Dopo una prima parte di risveglio fisico è il training d’ensemble che dà l’avvio alle mie giornate di lavoro. Inizio giocando, con esercizi che sviluppino l’attenzione reciproca, la reattività, la prontezza. Poi inserisco dei temi specifici come il lavoro con le immagini, la costruzione e la modulazione di una partitura e quant’altro possa servire per il gruppo specifico con cui mi trovo a lavorare.

La parte di lavoro più intensa è quella in cui sono gli allievi a fare le loro proposte. A seconda della durata del laboratorio lavoro su brani più o meno lunghi di testo, ma in ogni caso preferisco non lavorare su testi troppo lunghi perché rendono più difficile entrare nei dettagli. Della proposta presentata inizio a fare un’analisi, faccio delle domande, lavoro per smontarla, precisando nuovi compiti, cercando di chiarire nella concretezza del lavoro che cosa significa agire. Questa fase è diversa ogni volta ed è diversa per ognuno, affinché i principi di lavoro possano essere fatti propri da ogni allievo in maniera personale. Chiedendogli di fare nuove proposte ogni giorno cerco di far capire all’allievo come costruire proposte credibili e leggibili, generando azioni che abbiano senso ed energia.

Durante i laboratori non è mia abitudine fare una vera e propria analisi a tavolino. Nei laboratori l’analisi è tutta fatta in vista dell’azione, per cui inserisco degli elementi di lavoro e chiedo di metterli immediatamente in pratica, senza fermarmi a parlare molto. Quello che faccio, soprattutto nei laboratori brevi, è lavorare sulla struttura drammatica, scomponendo il testo in parti, individuandone gli avvenimenti, cercando di definire gli obiettivi dei personaggi e i compiti degli attori, indicando quali sono le circostanze particolari che spingono l’azione.

 

UNA DOMANDA PIÙ CHE UNA RISPOSTA

In fin dei conti, la cosa principale che provo a trasmettere ai miei allievi è imparare a farsi delle domande: come possono fare a trasformare le proprie immagini, le proprie intuizioni, la propria analisi del testo in qualcosa di concreto da fare in scena? Come possono incentrare il loro lavoro sul processo e non sul prodotto? Ricette da seguire non ce ne sono, ma si può imparare a farsi le domande giuste.