LUCIANOCOLAVERO SONO SOLTANTO ANIMALI 2012
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di Luciano Colavero e Federico Olivetti

regia Luciano Colavero

con Antonio Tintis

sculture, costumi e spazio scenico Alberto Favretto

disegno luci Anna Maria Baldini

foto di scena di Andrea Chesi, Marcello Colavero

produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione

in collaborazione con Strutture Primarie

 

 

 

«Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa: sono soltanto animali.»

(T.W. Adorno)

 

In scena, solo, un uomo anima i frammenti in cui sono spezzate le sei diverse voci di un passato lontano: una polifonia per voce sola, composta per indagare l’uomo di fronte alle proprie responsabilità.

Lo spazio si divide in due parti contrapposte: a destra il presente, il mondo di oggi, nel quale vive l’attore, immerso in uno spazio vuoto con al centro una sedia bianca; a sinistra il passato, il mondo di ieri, l’orrore che l’attore non ha vissuto, che l’attore non può aver vissuto direttamente.

Uno spettacolo che va oltre i concetti tradizionalmente legati ad Auschwitz per cercare, attraverso un linguaggio di riflessione e confronto che parli direttamente a noi, di trasformare la memoria storica in uno strumento di orientamento concreto dell’azione nel presente.

 

«Il lavoro è partito dalle testimonianze dei sopravvissuti, dai diari delle vittime, dai documenti dei processi, dalle dichiarazioni dei comandanti, dalle interviste rilasciate da chi non si è mosso dal ruolo di Spettatore.

Questi materiali sono stati da noi rielaborati liberamente, per metterli in comunicazione con il nostro presente, per fare in modo che le schegge di Storia da noi raccolte potessero aiutarci a trovare una risposta alle domande che ci pone ogni giorno la realtà, deformata e parziale, che riceviamo dai media e dai nostri stessi occhi.

Prendendo progressivamente coscienza della distanza e della prossimità tra il presente e il passato, ci siamo resi conto di quanto avesse ragione Bauman affermando che l’Olocausto non è stato altro che un raro, ma tuttavia significativo e affidabile, test delle possibilità occulte insite nella società moderna. Auschwitz non è stata un’eccezione, prendiamone atto.»

(Luciano Colavero)

«Si segnala per l'originalità e intensità di scrittura (di Luciano Colavero, anche regista, e Federico Olivetti); per l'approccio tematico fuori dai canoni e dagli stereotipi sull'argomento; per l'acuta messa in scena di tipo installativo (di Alberto Favretto); e per la magistrale polifonia per voce sola dell'unico interprete, Antonio Tintis. […] Uno spettacolo necessario.»

(Giuseppe Distefano — Il Sole 24 Ore)

 

«Sono soltanto animali non è uno spettacolo per chi chiede al teatro di allontanarlo per qualche ora dalla realtà; alla realtà inchioda invece i suoi spettatori, e consegna loro un’ulteriore consapevolezza di cosa è stato Auschwitz.»

(Lorenzo Galletti — drammaturgia.it)